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Sicurezza nei laboratori: il ruolo di preposti e dirigenti

Nei laboratori tecnici, ogni prova coinvolge strumenti, sostanze, operatori e procedure. La sicurezza non è quindi un adempimento separato dal lavoro: nasce dalla coordinazione corretta delle attività e dalla consapevolezza dei rischi. Questo vale soprattutto nel laboratorio conciario, dove una piccola deviazione può avere conseguenze immediate.

I corsi di formazione per preposti e dirigenti aiutano a trasformare prescrizioni tecniche in comportamenti verificabili. Il preposto presidia il lavoro in prima persona; il dirigente organizza risorse, responsabilità e decisioni. Distinguere questi ruoli evita conflitti, lacune nei controlli e una superficiale applicazione delle procedure.

L’ambientazione del laboratorio richiede attenzione per agenti chimici, polveri, vapori, rumore, posture e uso di attrezzature. Nel settore della pelle e della concia sono particolarmente rilevanti la corretta gestione dei prodotti, la protezione delle mani e degli occhi, la prevenzione degli sversamenti e la risposta alle emergenze.

Presso l’ITIS Galileo Galilei di Arzignano, l’offerta didattica e i laboratori possono collegare sicurezza, tecnologie e cultura del lavoro. Iniziative con l’università e collaborazioni con il distretto conciario vicentino creano un contesto utile per formare tecnici consapevoli dei propri compiti.

I compiti operativi dei preposti

Il preposto conosce le fasi del processo, i pericoli specifici e le modalità operative previste. Deve verificare l’uso dei dispositivi di protezione individuale, controllare l’applicazione delle istruzioni e segnalare condizioni non sicure. Può interrompere un’attività quando persistono situazioni di pericolo, contribuendo così a tutelare operatori e studenti.

Il corso valorizza la comunicazione breve e non ambigua, la capacità di dare priorità alla messa in sicurezza e la disciplina documentale. La preparazione tecnica può integrare la consapevolezza ambientale, come suggeriscono i progetti educativi ambientali, senza limitare la prevenzione alle sole procedure di reparto.

La responsabilità dei dirigenti

Il dirigente valuta i rischi, organizza risorse e responsabilità e garantisce che personale, strumenti e tempi siano adeguati ai compiti. Spetta altresì alla funzione direttiva la verifica della manutenzione, la scelta dei fornitori, la definizione delle procedure di emergenza e il controllo dell’attuazione dei correttivi. La formazione deve riflettere queste responsabilità concrete.

Accanto alle competenze tecniche servono leadership, ascolto e capacità di coordinamento. Una leadership efficace rende chiare le priorità, incoraggia le segnalazioni e distingue un errore occasionale da una situazione organizzativa da correggere. Le possibilità di carriera possono inoltre orientare chi desidera trasformare l’esperienza di laboratorio in nuove responsabilità operative.

Una formazione pratica e adattata

La didattica alterna moduli teorici, analisi di caso ed esercitazioni. Tra i nuclei centrali figurano il D.Lgs. 81/08, la valutazione dei rischi, la segnaletica, i dispositivi di protezione, la gestione delle sostanze pericolose e delle schede di sicurezza, oltre a procedure per incendi, sversamenti e primo intervento.

Le prove pratiche permettono di simulare situazioni come una dispersione di prodotto, un errore nella pesatura o un guasto durante una prova. I partecipanti imparano a utilizzare i DPI, controllare un’attrezzatura e coordinare la messa in sicurezza. La simulazione rende il comportamento automatico e consente di discutere cause, decisioni e responsabilità.

L’efficacia del percorso si misura con verifiche pratiche, questionari, osservazioni in laboratorio e analisi delle non conformità. Il registro presenze documenta la partecipazione, ma non basta: servono indicatori qualitativi e quantitativi, feedback dei responsabili e riesami periodici. La documentazione deve essere aggiornata e coerente con il documento di valutazione dei rischi.

Personalizzazione e rapporti con il territorio

Ogni laboratorio richiede un piano formativo calibrato su attività, prodotti e organizzazione. Nell’ITIS, l’esperienza della pelle, della concia e dei materiali plastici consente di progettare moduli differenti per analisi chimico-fisiche, prove sui campioni, manutenzione e gestione del laboratorio. Il confronto con un istituto del settore conciario può essere avviato consultando i contatti dell’istituto, per verificare destinatari, durata e modalità.

La collaborazione con il distretto di Vicenza trasforma il bisogno formativo in casi reali. Imprese, associazioni e scuole possono co-progettare stage e progetti, mettere a disposizione campioni, organizzare visite tecniche e affiancare operatori junior a personale esperto. Le attività di testing chimico e fisico per le aziende locali offrono un ulteriore terreno di confronto su sicurezza e qualità.

Verifica delle competenze e aggiornamento

La formazione iniziale deve essere seguita da aggiornamenti periodici, esercitazioni dopo cambiamenti significativi e riesami quando emergono eventi quasi accidentali o infortuni. Nuove sostanze, attrezzature, regolamenti o modifiche del layout richiedono una nuova analisi dei rischi. È utile attribuire a ogni correttivo un responsabile, un termine e un criterio di verifica.

Il lavoro di squadra rende la prevenzione più stabile: preposti, dirigenti, RSPP, docenti e studenti condividono informazioni e segnalazioni. L’obiettivo non è accumulare attestati, ma rendere prevedibile il comportamento di chi opera in laboratorio. Percorsi di orientamento professionale e stage possono rafforzare questa cultura, portando le buone pratiche dentro il futuro lavoro.

Il punto da ricordare è che la sicurezza non compete a una sola figura. Il preposto agisce sul campo, il dirigente garantisce condizioni e risorse, l’RSPP supporta la valutazione e l’intera organizzazione deve apprendere dagli accadimenti. Ruoli distinti e coordinati riducono i rischi e rendono affidabili le attività tecniche.

Negli istituti tecnici e nelle imprese conciarie, una formazione ben progettata collega conoscenza, responsabilità e pratica. Deve restare coerente con i rischi reali, misurabile nel tempo e condivisa da chi entra e lavora in laboratorio. La sicurezza diventa così una competenza quotidiana e una responsabilità condivisa, prima ancora di essere una formalità documentale.